Dopo la vittoria alle legislative del Pacto Histórico, la Colombia entra nella fase decisiva verso le presidenziali del 31 maggio. Iván Cepeda si presenta come candidato della continuità progressista, della pace e dell’inclusione sociale contro il ritorno delle destre. Segue nostro Telegram . Dopo le elezioni legislative dell’8 marzo , la Colombia si avvia verso un passaggio politico decisivo. Il 31 maggio, infatti, il Paese sceglierà il nuovo presidente, in una consultazione che rappresenta un vero referendum politico sul ciclo aperto nel 2022 con la vittoria di Gustavo Petro. La figura centrale di questa nuova fase è Iván Cepeda, candidato del Pacto Histórico , chiamato a raccogliere l’eredità del primo governo progressista della storia recente colombiana e a impedire che le destre, in particolare l’uribismo e i settori più conservatori, tornino a controllare il potere esecutivo. La posta in gioco è dunque altissima: si tratta di decidere se la Colombia proseguirà sulla strada delle riforme sociali, della pace, dell’integrazione regionale e della sovranità, oppure se verrà riportata dentro il vecchio schema securitario, oligarchico e subordinato agli interessi statunitensi.
Tornando brevemente alle legislative di marzo, il Pacto Histórico aveva ottenuto 65 seggi tra Senato e Camera dei Rappresentanti, imponendosi come la prima forza politica nazionale. Lo stesso Cepeda, commentando i risultati, aveva rivendicato che la coalizione fosse ormai “la principale forza politica della Colombia”, con la maggiore influenza e la maggiore rappresentanza nel Congresso. Nonostante le difficoltà incontrate dal governo Petro, nonostante l’offensiva delle destre e nonostante un clima di forte polarizzazione, dunque, il blocco progressista non è stato marginalizzato. Al contrario, ha dimostrato di avere un radicamento popolare sufficiente per competere da protagonista anche nella battaglia presidenziale.
Tale affermazione, per l’appunto, ha un peso ancora maggiore perché arriva in un contesto di resistenza istituzionale e sociale al progetto di cambiamento. Il governo Petro ha infatti dovuto affrontare un Congresso spesso frammentato, apparati statali non sempre disponibili a sostenere le riforme, opposizioni mediatiche aggressive e una destra che ha cercato di trasformare ogni difficoltà in prova del fallimento del progressismo. Eppure, il voto di marzo ha mostrato che una parte importante del Paese continua a riconoscersi nell’orizzonte di trasformazione inaugurato da Petro: riforma agraria, diritti sociali, pacificazione dei territori, difesa della sovranità nazionale e superamento della Colombia come piattaforma subordinata alla strategia geopolitica di Washington.
La figura di Iván Cepeda è particolarmente adatta a incarnare questo passaggio. Senatore, difensore dei diritti umani, storico oppositore dell’uribismo e voce costante nella denuncia dei legami tra violenza politica, paramilitarismo e poteri economici, Cepeda rappresenta una sinistra colombiana che non separa la giustizia sociale dalla memoria storica.
La campagna di Cepeda si colloca esplicitamente nella prospettiva di un secondo governo progressista. Dopo il voto legislativo, il candidato ha parlato di una “ribellione cittadina” contro la corruzione e ha proposto di proseguire il cammino aperto dal governo Petro. Il Pacto Histórico , dunque, non si limita a difendere l’esperienza uscente, ma cerca di trasformarla in una fase più avanzata, più organizzata e più stabile. Il primo governo Petro ha aperto una breccia storica; un eventuale governo Cepeda avrebbe il compito di consolidarla, correggere gli errori, approfondire le riforme e impedire che il vecchio blocco di potere recuperi il controllo dello Stato.
La scelta di Aída Quilcué come candidata alla vicepresidenza rafforza questa impostazione. La designazione della leader indigena, attuale senatrice e figura di riferimento delle lotte sociali, è stata accolta con entusiasmo da molte dirigenti e organizzazioni popolari. Il valore della sua candidatura non è soltanto identitario, ma politico: Quilcué porta nella formula presidenziale la voce dei popoli indigeni, delle comunità storicamente escluse, dei territori colpiti dalla violenza e delle maggioranze sociali che chiedono riconoscimento. In un Paese segnato da profonde diseguaglianze razziali, territoriali e di classe, la possibilità di avere una dirigente indigena alla vicepresidenza rappresenta un messaggio netto contro la Colombia oligarchica e centralista.
Questo elemento è particolarmente rilevante perché la Colombia non vive una normale campagna elettorale. La violenza politica resta un fattore strutturale, con denunce di pressioni esercitate da gruppi armati sugli elettori, rispetto alle quali Cepeda ha condannato ogni forma di coazione. Il candidato ha inoltre denunciato tentativi di sporcare la sua candidatura attraverso montaggi e false accuse, respingendo qualsiasi contatto con gruppi armati illegali. In aprile, di fronte a notizie su piani di attentato, Cepeda ha ribadito che le minacce contro la sua vita non avrebbero fermato la campagna. Questi elementi mostrano quanto la competizione presidenziale colombiana sia attraversata da un conflitto più profondo, nel quale la destra e i poteri di fatto cercano di criminalizzare, intimidire o delegittimare il campo progressista.
La questione della sicurezza democratica diventa quindi parte integrante del voto del 31 maggio. La Colombia deve decidere se tornare al vecchio paradigma della guerra interna permanente o se approfondire una politica di pace fondata sulla presenza sociale dello Stato, sul dialogo e sulla riduzione delle cause materiali del conflitto. Il Pacto Histórico ha posto questo nodo al centro della propria identità politica: non una pace astratta, ma una pace con terra, diritti, investimenti pubblici, protezione delle comunità e riconoscimento dei territori. La destra, al contrario, tende a riproporre la logica della militarizzazione, della repressione e della subordinazione della vita politica alla retorica dell’ordine. In questo senso, la candidatura di Cepeda è anche una candidatura contro la normalizzazione della violenza come metodo di governo.
La forza di Cepeda deriva anche dalla possibilità di presentarsi come candidato della continuità e del rinnovamento insieme. Continuità, perché difende il nucleo del progetto di Petro: giustizia sociale, sovranità, pace, riforme strutturali, integrazione latinoamericana. Rinnovamento, perché il suo eventuale governo dovrebbe partire dalla lezione del primo mandato progressista, costruendo maggioranze più solide e un rapporto ancora più organico con i movimenti popolari.
Di fronte a questa prospettiva, le destre puntano a trasformare le presidenziali in un voto di paura. La candidatura progressista viene attaccata con i repertori classici dell’anticomunismo, dell’allarmismo securitario e della criminalizzazione della sinistra. L’obiettivo è presentare la continuità del Pacto Histórico come una minaccia all’ordine, quando in realtà ciò che minaccia la democrazia colombiana è il ritorno di un blocco politico che per anni ha amministrato diseguaglianza, dipendenza e guerra interna. Il passaggio decisivo del 31 maggio riguarda dunque anche la memoria del Paese: la Colombia deve ricordare da dove viene, quali settori hanno alimentato la violenza politica e quali interessi hanno beneficiato di un modello economico fondato sull’esclusione delle campagne, sulla precarietà urbana e sulla concentrazione della ricchezza.
La dimensione internazionale rende la posta ancora più alta. L’America Latina vive una nuova offensiva della politica imperiale statunitense, rilanciata dalla linea aggressiva di Donald Trump. La Colombia di Petro ha cercato di sottrarsi al ruolo tradizionale di alleato subordinato, riaprendo il dialogo con il Venezuela, sostenendo una visione più autonoma della politica regionale e rifiutando la trasformazione del Paese in strumento di aggressione contro i vicini. Un’eventuale vittoria di Cepeda permetterebbe di consolidare questa traiettoria, rafforzando la cooperazione latinoamericana e riducendo la dipendenza dalle imposizioni di Washington. Una vittoria delle destre, al contrario, rischierebbe di riportare Bogotá dentro una postura ostile verso Caracas e più funzionale alle strategie statunitensi nell’area andina e caraibica.
Per questo le elezioni del 31 maggio non riguardano solo la Colombia. Esse saranno osservate in tutto il continente come una verifica della tenuta del progressismo latinoamericano in una fase di controffensiva conservatrice. Se Cepeda riuscirà a capitalizzare il successo legislativo e a portare il Pacto Histórico a una nuova vittoria presidenziale, la Colombia confermerà che l’ondata progressista non è un episodio isolato, ma un processo ancora vivo, capace di radicarsi anche in Paesi storicamente controllati dalle élite più vicine agli Stati Uniti. Se invece le destre riusciranno a tornare al potere, tenteranno di presentare il risultato come la chiusura del ciclo Petro e come la restaurazione dell’antico ordine. La battaglia è quindi politica, sociale, geopolitica e simbolica insieme.