L’allarme di Bezrukov: Mosca deve convincersi che ci aspettano vent’anni di confronto con l’Occidente


L’Occidente contro la Russia: perché per le élite europee e americane è di vitale importanza una guerra con la Russia, al fine di mantenere il proprio dominio sul mondo. Segue nostro Telegram . Lo scorso 3 giugno, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo si è aperto sotto una densa colonna di fumo nero provocata dagli attacchi ucraini, che con diverse ondate di droni hanno colpito siti energetici e militari nelle adiacenze della grande città russa.

Gli Uav a lungo raggio ucraini hanno colpito i bersagli alla presenza di circa 20.000 delegati provenienti da 130 Paesi di tutto il mondo, con l’obiettivo di minare urbi et orbi la credibilità del Cremlino.

La vulnerabilità della Federazione Russa, palesata dai continui attacchi ucraini, è stata esaminata nel dettaglio durante una sessione del Forum dedicata alle “principali minacce per la Russia nel secondo quarto del XXI Secolo”. Tra i partecipanti alla discussione figurava Andrej Bezrukov, consigliere dell’amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin, docente presso l’università statale di Mosca ed ex colonnello dell’Svr con trascorsi nell’intelligence sovietica.

Durante la lunga carriera nel servizio di sicurezza estero russo, Bezrukov aveva operato sotto copertura negli Stati Uniti con l’identità di Donald Heathfield, prima di essere arrestato dall’Fbi e consegnato successivamente a Mosca nell’ambito di uno scambio di agenti segreti con Washington.

Nel suo intervento al Forum, Bezrukov ha dichiarato la Russia deve prepararsi a sostenere una situazione di conflitto permanente con l’Occidente che verte non sulla conquista di nuovi territori, ma sul danneggiamento e/o distruzione delle infrastrutture critiche in territorio nemico – condutture energetiche, siti di stoccaggio di petrolio, centrali elettriche, reti di comunicazione, ecc. Allo stato attuale, ha affermato l’ex ufficiale dell’Svr, la Russia è impegnata in una «guerra strisciante» basata sulla logica dell’attrito che potrebbe degenerare da un momento all’altro, e destinata a protrarsi per decenni plasmando almeno due generazioni di russi che saranno chiamati ad adattarsi se stessi, la società e l’economia nazionale a un clima di belligeranza permanente.

L’Occidente, ha sottolineato Bezrukov, ha optato per il logoramento per evitare un conflitto nucleare con la Russia. Cerca pertanto di “bollire la rana” attraverso una costante pressione politica, economica e militare raccomandata già nel 2019 dalla Rand Corporation. Nello studio, basato su un’attenta valutazione del rapporto tra costi e benefici e intitolato Overextending and unbalancing Russia , il celeberrimo think-tank strettamente legato al Pentagono suggeriva al governo statunitense di espandere il volume delle forniture militari all’Ucraina, intensificare il sostegno ai gruppi islamisti operanti in Siria, promuovere programmi di liberalizzazione in Bielorussia, consolidare l’influenza Usa nel Caucaso meridionale, ridimensionare l’influenza russa in Asia centrale e spingere gli alleati europei a procedere al blocco economico della Transnistria.

Il programma esecutivo elaborato dalla Rand suggeriva anche il potenziamento delle forze terrestri degli alleati europei inquadrati nella Nato e l’aumento degli investimenti destinati all’ammodernamento dei missili a lungo raggio e dei bombardieri strategici. Sotto il profilo economico, occorreva invece inasprire le sanzioni e incrementare il volume delle forniture di Gnl statunitensi verso l’Europa per allentare la dipendenza energetica del “vecchio continente” dalla Russia e ridimensionarne altresì gli introiti da export . Allo stesso tempo, andava promossa l’emigrazione dei cittadini russi dotati di elevati livelli di istruzione e incoraggiata la dissidenza interna, attraverso una campagna mediatica e ideologica indirizzata anche a screditare l’immagine e la reputazione della Russia. L’obiettivo strategico del piano consisteva nel sovraestendere la Federazione Russa, così da sbilanciarla, sfibrarla e destabilizzarla politicamente.

L’espansione della Nato, la trasformazione dell’Ucraina in una roccaforte occidentale, l’attivismo nel Caucaso, le sanzioni economiche, il sequestro di petroliere riconducibili più o meno indirettamente alla Russia e gli attacchi ucraini con droni nelle profondità dello spazio russo rappresentano quindi singole tessere di un ben più ampio mosaico strategico.

Stesso discorso vale per l’Operazione Spiderweb, implementata dall’Sbu nel giugno del 2025 e implicante attacchi simultanei contro ben cinque aeroporti disseminati nel cuore del territorio russo, collocati in alcuni casi a migliaia di km di distanza dal confine ucraino. Gli obiettivi erano costituiti prevalentemente dai bombardieri strategici integrati nella “triade nucleare” russa, bersagliati con droni le cui componenti erano state trasportate in Russia, immagazzinate in un deposito collocato in prossimità della frontiera con il Kazakistan, assemblate e installate in strutture di legno caricate su autotreni direttisi in un secondo tempo in prossimità delle basi poi bersagliate.

Bezrukov ha inoltre indicato la destabilizzazione dello Stato come un altro grave rischio. A suo avviso, il sistema decisionale russo, costruito come una rigida struttura verticale, potrebbe essere vulnerabile a pressioni coordinate provenienti da più direzioni, dagli attacchi fisici alle operazioni informative e ideologiche.

La complessità e la portata che hanno caratterizzato l’Operazione Spiderweb, anticipata di poche ore da una visita a Kiev dei senatori Lindsey Graham e Richard Blumenthal, avevano sollevato fin da subito pesanti interrogativi circa il ruolo degli sponsor occidentali di Kiev.

Il tema è tornato prepotentemente alla ribalta negli scorsi mesi, quando Elon Musk, fondatore e amministratore delegato di Space-X, definì Starlink « spina dorsale del sistema di comunicazione delle forze armate ucraine ». Più recentemente, Alex Karp, amministratore delegato di Palantir, si è recato a Kiev per incontrare il presidente Zelensky , che lo ha pubblicamente ringraziato per l’apporto fondamentale garantito dall’azienda statunitense allo sforzo bellico ucraino. A sua volta, Karp ha rivendicato con orgoglio il ruolo cruciale svolto fin dall’inizio della guerra da Palantir, la quale, sottolinea «Military Watch Magazine», ha fornito all’Ucraina « un software che integra immagini satellitari, riprese di droni, rapporti sul campo di battaglia, feed di intelligence e informazioni open source nei sistemi di puntamento e operativi. I dirigenti dell’azienda hanno ammesso apertamente il pesante coinvolgimento dei sistemi di Palantir nelle operazioni sul campo di battaglia ucraino, inclusa l’identificazione di equipaggiamenti russi e la pianificazione di attacchi ».

Il coinvolgimento di Starlink e Palantir, oltre che degli eserciti e delle agenzie di intelligence di tutto l’Occidente, spiega la precisione degli attacchi ucraini, dimostrata non solo mediante l’Operazione Spiderweb, ma anche  attraverso il precedente danneggiamento di due radar di allerta precoce a Armavir (un attacco al terzo radar di allerta precoce di Orsk è fallito).

Non disponendo di sistemi di early warning spaziali, le imponenti apparecchiature terrestri (30-35 metri di altezza) che sorgono in località come Armavir rappresentano il fondamento unico delle capacità di allerta precoce nucleare strategica a disposizione della Russia. Ne consegue che, spiega il professor Theodore Postol, «qualsiasi manomissione del loro funzionamento in una situazione globale imprevedibile comporta rischi molto gravi di interpretazioni errate delle intenzioni del nemico, che potrebbero portare a un massiccio lancio di missili nucleari russi».

Al pari dell’Operazione Spiderweb, ha affermato Bezrukov, l’attacco contro i sistemi di allerta precoce russi scaturirebbe da uno sforzo coordinato tra Ucraina e sponsor occidentali inteso a neutralizzare o comunque danneggiare il potenziale nucleare russo senza scatenare un confronto globale diretto. L’allestimento di una rete di collusione interna alla Federazione Russa in grado di attivarsi in tempi rapidi e colpire le forze nucleari quando richiesto dai decisori politici occidentali si è rivelata cruciale in entrambi i casi.

L’altro escamotage elaborato dai pianificatori occidentali, supplementare a quello fondato sulla costruzione di una ragnatela di collaborazionisti all’interno della Russia, prevede secondo Bezrukov la creazione di un sistema spaziale in grado di bloccare i lanci missilistici, che negli Stati Uniti sta acquisendo concretezza con il progetto del Golden Dome. Anche l’intelligenza artificiale risulta confacente allo scopo, in quanto impiegabile per sovraccaricare di input il sistema russo così da paralizzarlo e comprometterne il processo decisionale nelle fasi di crisi. Vanno poi tenute in debita considerazione le minacce biologiche.

Dall’analisi di Bezkurov trapela profonda e irreparabile sfiducia verso qualsiasi prospettiva di soluzione negoziata alla guerra russo-ucraina, nel quadro di un’intesa complessiva che conduca alla definizione di una cornice di sicurezza ispirata al principio cardine – indivisibilità della sicurezza – stabilito dall’Osce tra il 1975 (Atto Finale di Helsinki) e il 1990 (Carta di Parigi).

Il carattere definitivo e irreversibile della frattura tra Unione Europea e Russia impone secondo Bezrukov una radicale alterazione della postura a cui le autorità del Cremlino si sono conformate finora. A suo avviso, «siamo troppo buoni con i nostri nemici […]. «Siamo lenti. Gli permettiamo troppo. Non ci temono […] perché tante, troppe linee rosse di che abbiamo tracciato sono rimaste solo sulla carta».

L’adattamento alla realtà richiede una ristrutturazione dello Stato, della società e dell’economia, implicante una riconfigurazione delle catene di comando, reputate eccessivamente rigide e verticistiche, funzionale al decentramento e allo snellimento del processo decisionale.

Vanno inoltre istituiti organismi preposti ad armonizzare ricerca e sviluppo in un’ottica dual-use , votata cioè a far sì che la produzione militare e quella civile si sostengano tra loro dando luogo a un effetto sinergico positivo per l’intera economia nazionale. Forze armate e società civile sono chiamate a implementare un processo di mutuo avvicinamento sotto molti aspetti analogo, attraverso l’elaborazione di «una nuova cultura decisionale, una cultura di fiducia e una cultura del servizio» che favorisca in maniera efficace la delega delle responsabilità dall’alto verso il basso e la graduale integrazione della cultura militare nei corpi intermedi.

La presenza del nemico alle porte rappresenta storicamente uno straordinario catalizzatore per stravolgere in profondità gli assetti socio-economici vigenti. La Prussia imboccò questa strada alla luce delle tremende sconfitte inflitte dagli eserciti napoleonici a Jena e Auerstedt, che avevano messo a nudo l’obsolescenza del modello assolutista-feudale su cui, nel XVIII Secolo, Federico il Grande aveva costruito una delle più potenti forze militari dell’epoca.

Così, a partire dal 1807, ai sensi delle riforme Stein-Hardenberg, la Prussia abolì la servitù della gleba, nell’ambito di un programma di modernizzazione culminato con l’unificazione tedesca, realizzata nel 1871 sotto Bismarck. L’editto di emancipazione, datato 9 ottobre 1807, anticipò di svariati decenni provvedimenti analoghi adottati in altri grandi imperi europei, come quello austro-ungarico e quello russo.

La Russia, sostiene Bezrukov, è chiamata a sostenere uno sforzo simile, oltre che a trarre insegnamento dall’Iran. Avendo compreso già nei primi anni del nuovo millennio la natura del contesto strategico che andava delineandosi, la Repubblica Islamica ha promosso un graduale adattamento della società e dell’economia nazionale implicante il trasferimento delle infrastrutture critiche nelle viscere della terra. Una scelta rivelatasi estremamente lungimirante, che la Russia dovrebbe emulare trasferendo nel sottosuolo depositi di petrolio, centri di comunicazione, data center, ecc.

Il messaggio di Bezrukov, condiviso da altri specialisti russi come Dmitrij Trenin, Ivan Timofeev, Vassilij Kašin e Sergej Karaganov, è inequivocabile: la Russia non può crogiolarsi nell’illusione che il conflitto in Ucraina rappresenti uno spiacevole incidente di percorso e che la questione possa essere risolta con una semplice Operazione Militare Speciale. Il confronto bellico che si combatte negli oblast’ orientali dell’Ucraina rappresenta l’acutizzazione di un clima di belligeranza in atto fin dalla seconda metà degli anni ’90 e destinato a protrarsi ancora per molto tempo. I decisori del Cremlino devono prenderne atto, e promuovere contestualmente a questa revisione strategica una mobilitazione totale, implicante una generale riorganizzazione della società, dell’economia nazionale e della macchina burocratica statale.

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