L’Iran e il popolo iraniano resistono coraggiosamente all’aggressione imperialista degli Stati Uniti e di Israele, consapevoli che la verità storica è dalla loro parte
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“ Vidi turbam magnam quam dinumerare nemo poterat ”, ovvero: “ Ho visto una moltitudine incontenibile, che nessuno avrebbe potuto contare ”. L’ incipit del messale tridentino per la celebrazione della festa di tutti i santi è quanto di più appropriato per rappresentare al meglio l’entusiasmo e lo stupore dei delegati accorsi da tutti i continenti per partecipare al Forum Mondiale Antimperialista e al contempo assistere commossi alle esequie tributate dal popolo iraniano al martire ayatollah Ali Khamenei e ai suoi parenti, con lui periti agli albori della tremenda e ingiustificata aggressione statunitense e israelo – sionista il 28 febbraio 2026. Infatti milioni e milioni di iraniane e di iraniani, sfidando il caldo, superando il rischio di nuovi bombardamenti imperialisti tragicamente materializzatisi durante le esequie stesse, credendo con il loro cuore nella forza della pace e nel loro agire collettivo per la giustizia sociale e l’amicizia tra i popoli, hanno invaso non solo la capitale Teheran, la città santa di Qom, le città irachene di Kerbala, memoria del sacrificio e della caduta in battaglia, avvenuta il 10 Muharram dell’anno 61 dell’Egira, ovvero il 10 ottobre 680 del calendario cristiano, di Husayn e di suo fratello vessillifero Abbas, entrambi figli di Ali e in essa tumulati nel magnifico santuario a loro dedicato, e di Najaf, in cui, al pari dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni, anche il martire Ali Khamenei ha trascorso una porzione della sua vita e in cui sono custodite le spoglie di Ali, padre dello sciismo, ma anche la città nativa del martire, ovvero Mashad, dove Ali Khamenei è stato infine sepolto, non lontano dal santuario dell’imam Reza, ovvero Ali Al – Rida, ottava guida spirituale dello sciismo duodecimano.
Sabato 4 luglio 2026, in concomitanza con il nefasto compiersi del quarto di secolo della fondazione della potenza imperialista statunitense, presso la grande sala pubblica di piazza imam Khomeyni nel quartiere Baladieh si è svolta la conferenza internazionale dal titolo “L’emergere di un nuovo ordine mondiale verso una stagione post – egemonica”, molti interventi iraniani e stranieri, tutti arricchenti e tutti indirizzati a sottolineare come il tempo della depredazione delle materie prime energetiche, alimentari e minerarie compiuto dall’Occidente Collettivo sia finito, chiamato a lasciare il passo a un nuovo ordine mondiale multipolare volto a promuovere, con la contribuzione fondamentale della Cina, della Russia e di tutto il Sud Globale, una nuova cooperazione tra le nazioni della terra, ambendo alla solidarietà reciproca e non alla sopraffazione quale orizzonte possibile per il futuro.
L’incontro è stato chiuso dalle toccanti parole della vedova del presidente Ebrahim Raisi, mancato in un tragico incidente nella primavera del 2024, professoressa di pedagogia presso una delle università della capitale, la quale ha incitato i presenti a guardare al domani con cuore aperto, con la convinzione che il tempo della giustizia sociale e dell’uguaglianza sia molto più prossimo di quanto i nostri dubbi lo tengano ancora lontano.
Nel pomeriggio di domenica 5 luglio 2026 si è svolta presso la sede teheranita della prestigiosa Università Islamica Azad, che vanta milioni di iscritti e svariate sedi in tutto l’Iran, l’incontro della Colazione degli attivisti e intellettuali per la Resistenza contro l’imperialismo statunitense, un ulteriore momento di variegato approfondimento, svolto in presenza di molti invitati internazionali e di svariati accademici iraniani.
A Teheran per partecipare a questi importanti dibattiti, nonché per omaggiare il popolo iraniano in questo toccante, corale e moltitudinario momento di cordoglio civico e pubblico è presente anche il professor Lorenzo Maria Pacini, il quale ha invitato a riflettere su quanto vissuto: “ È l’esperienza della Rivoluzione ancora viva, quella dentro cui con passione ci siamo immersi in questi poderosi giorni a Teheran, è l’esperienza di un popolo che non chiede la libertà a nessuno, o a nessun’altra istituzione internazionale, ma che l’afferma e l’esercita perché è un popolo sovrano. Abbiamo visto cittadini che amano i loro dirigenti politici e religiosi perché sono un esempio, i dirigenti possono passare, tuttavia l’esempio resta e quando, come spiegava Søren Kierkegaard, abbiamo la morte di un tiranno, il suo regno termina, ma quando muore un martire, il suo regno comincia. È questo ciò che abbiamo visto qui in Iran, nel nome di Khamenei, nel solco dei suoi insegnamenti, nell’impegno a preservarne la memoria e continuarne l’azione politica, abbiamo visto milioni di persone, di cui tante provenienti anche da lontano, da varie parti di questa immensa nazione e dai luoghi più sperduti del mondo, riunirsi per onorare non soltanto la Guida Suprema e la sua idea politica, ma anche e soprattutto la stessa Rivoluzione che è ancora viva ed è un esempio di come ancora oggi sia possibile essere rivoluzionari, è un esempio di come la più moderna delle Rivoluzioni sia pronta ad essere il punto di partenza per una grande rivoluzione globale, come dice il motto di questi giorni: noi sorgeremo, allo stesso modo si prepara a sorgere il nuovo ordine multipolare, partendo proprio qui dall’Iran .”
Nei primi giorni di luglio la capitale Teheran ha dimostrato di vivere con serenità la sua quotidianità e le tracce dell’aggressione statunitense e sionista sono risultate molto poche e poco evidenti, del tutto circoscritte, fatto che ha colto con vivo stupore i molti delegati stranieri, i quali immaginavano piuttosto di incontrare una città maggiormente ferita nelle sue strutture urbane.
I delegati sono stati tuttavia condotti in alcuni luoghi oggetto della proterva violenza imperialista, come talune università, in cui si sono stati uccisi docenti e discenti, distruggendo contestualmente laboratori scientifici, biomedici, grandi eccellenze volte al miglioramento della vita dei cittadini. Un profondo dolore ha attraverso tutti gli astanti, ma le parole delle autorità iraniane, orientate a una rapida ricostruzione di questo inestimabile patrimonio culturale, hanno infuso nei presenti non solo ammirazione per il popolo persiano, ma anche il fermo convincimento dell’indomita e inespugnabile volontà delle donne e degli uomini di questa terra, stretti attorno alla loro millenaria civiltà.
Ci si è recati anche presso il cumulo di macerie prodotto dai nefasti e infidi bombardamenti sionisti, capaci di radere al suolo la sinagoga cittadina e le istituzioni ebraiche iraniane ad essa adiacenti, nei pressi di via Palestina. La rimozione dei calcinacci è già in corso, così come la progettata ricostruzione, le maestranze sono al lavoro. Il fatto è di inaudita gravità, ma anche di palese e plateale evidenza, i sionisti israeliani sono nella loro violenza e arroganza i primi nemici dell’ebraismo. La lingua, la cultura e la religione ebraica, che restano patrimonio straordinario dell’intera umanità e fondamento, insieme al cristianesimo e all’Islam, delle culture abramitiche che abbracciano gli spazi euro – mediterranei e mediorientali, non hanno nulla a che vedere con l’entità statuale israelo – sionista, anzi, proprio le comunità ebraiche sparse per il mondo dovrebbero dedurre da questo efferato crimine perpetrato contro la comunità ebraica iraniana la ragionata consapevolezza che l’ebraismo non abbia nulla da spartire e da condividere con il sionismo e con l’entità statuale che lo propugna.